Pierriana (+ ‘liberati’) d’occasione vol. IV: gfjhg84nfg9wzx

Nel mentre che il blogmaster e i suoi accoliti si ingegnano con la grande infornata sul fascismo del 25 aprile prossimo, a tenervi compagnia ci pensa la ormai abituale pierriana d’occasione.

Come al solito, siate austeri nei ringraziamenti: dopotutto stiamo parlando di pierre mica di Greta Thunberg…

 

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Buone letture

Donald Sassoon – Sintomi morbosi: Nella nostra storia di ieri i segnali della crisi di oggi

Sintomi morbosi: Nella nostra storia di ieri i segnali della crisi di oggi di [Sassoon, Donald]

«La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.» Così scriveva Antonio Gramsci oltre ottant’anni fa nella prigione fascista di Turi. Muovendo da questa intuizione, lo storico Donald Sassoon, profondo conoscitore del nostro paese, si chiede quali sono oggi i segnali della crisi che sembra stia condannando al declino la civiltà occidentale. Dalla proliferazione di movimenti nazionalisti e sovranisti alle sempre più frequenti manifestazioni razziste e xenofobe, dalla sfiducia nei partiti tradizionali all’aumento delle diseguaglianze, l’impressione è di trovarsi in un cruciale momento di passaggio, in quell’interregno fra il tramonto del vecchio e l’affermazione del nuovo in cui si corrono i rischi maggiori di rapide regressioni. Al centro della sua analisi, la crisi che sta attraversando il Vecchio Continente: le probabilità di una sua implosione, ma anche le motivazioni e le ragioni della sempre più evidente disaffezione nei confronti di un’Europa unita che subisce attacchi da ogni fronte e viene troppo debolmente difesa da chi dovrebbe rappresentarla. Da «ebreo nato in Egitto con passaporto britannico, con studi in Francia, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti», Donald Sassoon è in una posizione peivilegiata per interpretare senza pregiudizi la moltitudine di umori, sensibilità, scelte di vari paesi, e ci offre la lezione di un grande storico capace di decifrare la complessità dell’oggi sciogliendo con maestria gli intricati fili provenienti dal nostro passato.

Susan George – L’america in pugno. Come la destra si è impadronita di istituzioni, cultura, economia

Quando George Bush lascerà la Casa Bianca all’inizio del 2009, gli Stati Uniti torneranno forse alla “normalità”? Il prossimo presidente potrà governare alla luce di una nuova visione, in grado di far riassumere agli Usa un ruolo “positivo” nello sviluppo del pianeta? Per Susan George questo non potrà assolutamente succedere, o almeno sarà un percorso difficile e pieno di ostacoli. Da ormai più di trent’anni, infatti, la destra americana è protagonista di una “lunga marcia” che le ha consentito di conquistare tutte le principali casematte ideologiche del paese: una vera e propria guerra culturale che ha inciso in profondità sui contenuti e le forme del dibattito politico americano. Alla base della sua strategia le cosiddette “quattro ‘M’: money, media, marketing e management, a cui bisognerebbe aggiungere però il senso di “missione” che ha ispirato ogni atto della politica estera. Il risultato è un’alleanza eterogenea ma non per questo meno formidabile, che comprende fondazioni private, lobby, think-thank specializzati in ogni genere di questioni, un vasto arcipelago di pubblicazioni, tv via cavo religiose, avvocati, organizzazioni politiche con un’immediata capacità di mobilitazione. Chiunque sia, il prossimo presidente degli Stati Uniti non potrà fare a meno di confrontarsi con questa realtà, in cui poco o nulla è rimasto dei valori “liberai” che avevano ispirato l’epoca dell’affirmative action negli anni sessanta.

R.P. Wolff, B. Moore jr, H. Marcuse – Critica della tolleranza

«Tempo fa – scrivono gli autori di questo volume – ci accordammo per stendere i nostri pensieri intorno alla tolleranza e al posto che occupa nell’atmosfera politica che ci circonda. Partendo da punti di vista molto diversi e attraverso strade molto diverse, siamo tutti e tre arrivati all’incirca alla stessa conclusione. Ad ognuno di noi la teoria e la pratica oggi prevalenti della tolleranza si sono rivelate dopo attento esame essere in varia misura nient’altro che maschere ipocrite per coprire realtà politiche spaventose. L’indignazione sale di saggio in saggio. Noi speriamo, forse invano, che il lettore seguirà i gradini del ragionamento che ci hanno condotto a questo risultato. V’è, dopo tutto, un senso di offesa e di indignazione che accende l’intelletto oltre che il cuore».

Alain De Benoist – Populismo. La fine della destra e della sinistra

La Brexit in Inghilterra, l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, il crollo del consenso ai partiti storici in Francia nonché la vocazione maggioritaria di movimenti politici non istituzionali in Italia, in Spagna e in altri Paesi occidentali, dimostrano la centralità del fenomeno populista nel nostro presente. Ma che cos’è esattamente il “populismo”? Un sintomo della crisi generale del principio di rappresentanza e legittimità delle istituzioni? Un’ideologia? Una mentalità e uno stile politico? Oppure è fondamentalmente la manifestazione di una richiesta di democrazia, di fronte a governi tecnocratici che pretendono paradossalmente di “governare senza il popolo”? A tali domande risponde quest’opera di Alain de Benoist, che parte dall’attualità più immediata per individuare le poste in gioco politiche, sociologiche e filosofiche di un dibattito fondamentale per comprendere il passaggio epocale cui stiamo assistendo.

Osamu Dazai – Lo squalificato

“Lo squalificato” (1948), narra la storia di un uomo, Yozo, che, sentendosi rifiutato dalla società nella quale vive, deve affrontare una condizione esistenziale di estrema solitudine. Ciò che rende intensamente suggestive le “pagliacciate” escogitate da Yozo per sopravvivere tra i suoi simili, patetici i suoi tentativi di dedicarsi alla politica e tormentosi i suoi rapporti con le donne, è il senso di insuperabile ambiguità che domina l’intera esperienza da lui vissuta in bilico tra il piacere di infrangere il codice sociale e il sentimento di colpa per non sapersi adeguare a esso. La “squalifica” alla quale è condannato Yozo (nel cui problematico ritratto certamente si riflettono vicende di cui fu vittima lo stesso Dazai) acquista un senso diverso solo dopo la sua morte, quando l’autore sposta bruscamente e sapientemente il punto di vista narrativo fuori della coscienza del protagonista.

Albert Caraco – L’uomo di mondo

Questo libro celebra un modello di comportamento: quello del galant homme, dell’uomo di mondo. Galant homme è, per Albert Caraco, un uomo di alto lignaggio, dai modi semplici e raffinati, dall’ammirevole padronanza dei gesti e dei pensieri, dall’ideologia rigorosamente conservatrice, poiché ogni violazione dell’ordine costituito non è che una dismisura. Lungi dall’essere un onest’uomo, l’uomo di mondo osserva un comportamento le cui regole si ispirano al più profondo disprezzo per gli altri e alla più proterva ipocrisia.

Per certi versi, egli è anche un criminale.

In queste pagine, in cui la prosa segue le più sottili e audaci sfumature del pensiero, è in breve caratterizzato il tipo dell’uomo costumato, del corifeo di una filosofia della mondanità e dell’etichetta che, denunciando la vacuità di ogni morale, non sprofonda nel caos, ma si attiene all’eleganza e, insieme, all’ascesi della forma.

Scrittore classificabile tra i grandi moralisti del nostro tempo, come Nietzsche, Kraus, Bataille, Albert Caraco fa sua, in questo libro, l’antica massima dei dandies e degli asceti di ogni tempo: che là dove affiora il nulla, non ci resta che lo stile.

Leonora Carrington – La debuttante

La debuttante di [Carrington, Leonora]

Donna dall’eccentricità indomabile, Leonora Carrington fu una delle «muse inquietanti» del surrealismo, dal quale però non smise mai di tenersi a debita distanza, anche negli anni in cui viveva con Max Ernst. I suoi quadri, enigmatici e beffardi, sono oggi celebrati e ricercati, ma non meno rivelatrice è la sua opera in prosa – e in particolare questi racconti, nei quali già Breton riconosceva un vertice dello «humour nero» (definizione che a lui risale). Qui il lettore potrà incontrare per la prima volta le sue creature predilette, esseri dalla natura sempre mutevole e indecifrabile, oscillanti tra l’aria ingannevole della nursery – deposito di sogni e relitti infantili – e l’orrore puro. Come nel racconto da cui prende il titolo la raccolta, dove una giovane debuttante, per evitare di partecipare al ballo organizzato dalla madre in suo onore, chiede a una iena il favore di sostituirla: con conseguenze feroci e esilaranti. Tutti «fantasmi di famiglia», su cui sentiamo aleggiare la risata rauca e affettuosamente crudele della Carrington. Per lei, ciò che per altri fu la scoperta della surrealtà, era la normalità stessa – come constatò sin dall’infanzia passata in una magione goticheggiante, che si poteva trasformare facilmente in un’allucinazione.