Anne Carson – Decreazione


Da dove arriva il vento che sposta i capelli di Monica Vitti nella scena iniziale di uno dei suoi più celebri film? Strano. L’attrice si trova all’interno di una stanza e il filosofo Kant non riesce proprio a trovare una risposta al quesito, in uno dei dialoghi impossibili di questo libro dalla libertà creativa che mira alla sorpresa. Longino e Woolf, Beckett e Antonioni, senza dimenticare Omero e Saffo, che Carson ha tradotto: tutte queste figure trovano spazio nelle sue pagine che oscillano tra brevi testi lirici sull’amore filiale e una sceneggiatura in versi su Abelardo ed Eloisa, un oratorio sul tema delle armi e un libretto d’opera in lingua sperimentale che inscena la gelosia di Efesto per l’amore tra Afrodite e Ares e, infine, lunghe sezioni in prosa che intrecciano la critica letteraria all’indagine filosofica. Riprendendo la riflessione di Simone Weil, Carson contempla la nozione di decreazione come tensione a disfare la creatura che l’uomo ha dentro, racchiusa e definita dal sé. Per l’autrice, però, la decreazione non è soltanto il disfacimento della persona, ma anche delle forme letterarie tradizionali. In un sofisticato caleidoscopio e in una personalissima rilettura della cultura occidentale, Anne Carson presenta perciò opere diverse, eppure intricatamente correlate nello stile e nella poetica. Il suo modello rimane Montaigne, nume tutelare citato in esergo. E così, nel frammento che prelude all’assenza, si rivela l’intero.


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Anne Carson – Vetro, Ironia e Dio

“Vetro, Ironia e Dio” (Glass, Irony & God) inizia con uno dei testi più amati della poetessa e studiosa canadese Anne Carson, la narrazione in versi che s’intitola “Il saggio di vetro” (The Glass Essay), spesso indicato come uno dei modelli di un genere sempre più praticato e discusso, il saggio lirico (lyric essay). Il saggio di vetro riflette sul dolore per la fine di una storia d’amore attraverso il resoconto di una visita ai genitori vecchi e malati, in un paesaggio che attiva il confronto con la brughiera delle sorelle Brontë e le loro opere. A mano a mano che l’amante si mette a nudo dinanzi al lettore, il suo dolore si materializza in visioni che prendono vita come ecfrasi della propria anima squadrata e descritta per immagini visionarie, “i Nudi”: “Non era il mio corpo, non era il corpo di una donna, era il corpo di tutti noi”. Il volume contiene anche un’originale serie di poesie su Dio; una magistrale riscrittura del poeta dell’Antico Testamento, Isaia; una serie di bozzetti poetici che ritraggono Ettore, Saffo, Antonin Artaud e Socrate; un saggio sul suono nel mondo antico in una prospettiva di genere; e, infine, un reportage di viaggio che racconta il soggiorno di Anna Xenia a Roma, con tanto di visita a Orvieto e agli affreschi di Luca Signorelli.


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Anne Carson – Economia dell’imperduto


Le leggi del mondo, rigide ma sempre in equilibrio sulla precarietà della vita. L’oltre, incerto, che legittima l’uomo e lo sostanzia. Con la sua lingua preziosa e misurata, Anne Carson traccia un parallelismo tra le biografie di due poeti europei, il greco Simonide di Ceo e il romeno di origine ebraica Paul Celan. «Forse sono poeti quelli che sperperano ciò che i loro padri avrebbero risparmiato», scrive l’autrice. Eppure Simonide è stato uno dei primi intellettuali a scrivere versi in cambio di denaro. E così Paul Celan, sopravvissuto all’Olocausto e cultore della memoria, che trascorre gli ultimi anni della vita in un regime capitalista di reificazione, in cui tutto ha il valore del proprio corrispettivo economico. Ma se è vero che a «dispetto d’ogni altra cosa, questo soltanto, sì, il linguaggio, rimane imperduto», come Celan stesso scrive, se è vero che la poesia è l’unica testimonianza del passaggio fugace di un uomo nel mondo, cosa va perduto quando si spreca una parola? Anne Carson riflette sul concetto di «economia poetica», intrecciando le vite di due uomini «nel mondo e mai del mondo», testimoni della propria epoca e cultori di un’arte senza tempo.


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Paul Ginsborg – Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49 [LDB]

Nel panorama delle rivoluzioni del 1848-49 ha una posizione di spicco Venezia, col suo passato glorioso e le sue vocazioni mercantili, col tradizionale repubblicanesimo e con la sua peculiare composizione sociale in cui ai grandi e ricchi commercianti si contrappone un popolo minuto di artigiani, barcaioli, piccoli negozianti, domestici, poveri. Da un esame approfondito della complessa situazione economico-sociale e politica, fluida e con tutte le possibilità aperte, emerge la figura più significativa: Daniele Manin, cui spetta il merito della presa di potere il 22 marzo, ma nel quale cade anche la colpa dell’insuccesso della strategia politica e militare; un insuccesso che ebbe una parte importante nella sconfitta dell’ala democratica della borghesia durante il Risorgimento, in quello che fu forse l’unico momento in cui la situazione internazionale era a suo favore.


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Thomas Bernhard – Sulla terra e all’inferno [LDB]


La fama di Thomas Bernhard è legala soprattutto ai suoi romanzi e ai suoi lavori teatrali, ma il suo primo amore fu la poesia. Negli anni della giovinezza, tormentata come il resto della sua vita, Bernhard scrisse migliaia di poesie e pubblicò quattro raccolte, la prima delle quali è Sulla terra e all’inferno (1957). Benché si tratti di testi giovanili. queste prime prove contengono già i temi caratteristici di tutta la sua opera: nostalgia, disperazione, fallimento, fragilità. E mostrano già chiaramente i segni della futura grandezza di un autore imprescindibile del Novecento


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L’amore è una banana – Paolo Nori

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Personaggi principali Bernardo Barigazzi: scrittore che è diventato ricco non per i libri che ha scritto, per un altro motivo. Francesca: moglie di Barigazzi, morta nel 2018 in un incidente non si è mai scoperto il colpevole. Daguntàj: figlia di Bernardo e Francesca. Vittorio Carrocci: politico di secondo piano che gli piacciono molto le donne. Elena Renzi: scrittrice di primo piano sposata con un politico di secondo piano. Jacopo Manzoni: assessore comunale che, se lo sentiste parlare, probabilmente lo chiamereste Zioboja. Marica Bonacini: giornalista di Ravenna che, se la vedeste, pensereste che gli occhi sono la cosa più grande che ha. Cosimo De Crescenzo: viceispettore di polizia che porta dei jeans vagamente ascellari e è appassionato di musica italiana degli anni Novanta. Giuseppe De Rita: agente di polizia col diploma alla scuola alberghiera. Rolando Belpoliti: commissario di polizia che, se avesse dovuto decidere lui, avrebbe giocato tutto il giorno a Sudoku. Gianni Lamborghini: pensionato che non si rassegna al pensionamento. Ilaria Lamborghini: casalinga, moglie di Gianni, che non si rassegna alla presenza del marito sta pensando di divorziare. Marzia: ex barista laureata in filosofia, adesso disoccupata, fidanzata o ex fidanzata di Barigazzi. Stefania: infermiera laureata in infermeria con la passione per il salame. Renato Ruocco: idraulico un po’ all’antica. Marta Ruocco: moglie di un idraulico un po’ all’antica. Giulia Ruocco: figlia di un idraulico un po’ all’antica. Erika Ballardini: vicina di casa dei Ruocco e dei Barigazzi. Arcangelo Tonini: notaio con la sciarpa.

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Israel Joshua Singer – Sulle rive del Mar Nero

Copertina del volume: Sulle rive del Mar Nero

Ad attrarre come una calamita Pinkhas Fradkin, un diciottenne senza un soldo in tasca che ha lasciato lo shtetl natio per andare a Odessa, dove vivacchia dando lezioni di ebraico, è il porto: perché è da quei moli che salpano le navi, rumene, greche, turche, e lui sogna di imbarcarsi per Istanbul e da lì raggiungere la Terra di Israele. Come dice un verso del suo poeta preferito, infatti, se lui è in Occidente, il suo cuore è in Oriente. Ma il vento della Storia lo trascinerà lontano da quel porto – e da quel sogno. Quando, dopo quattro anni di guerra, tornerà a Odessa, vi troverà solo desolazione e miseria. In città vedrà succedersi molti «padroni»: i tedeschi, gli ucraini, i soldati a cavallo dello zar, e infine gli uomini con la stella rossa sul berretto – e non porteranno che fame, epidemie, torture e morte. Finché un giorno, appreso che la sua famiglia è stata interamente sterminata, anche Pinkhas deciderà di indossare un’uniforme con la stella rossa, e comanderà un battaglione, ordinerà di uccidere e ucciderà lui stesso. Alla fine, l’unica cosa che avrà cocciutamente salvato dalle macerie del suo mondo sarà quel sogno: andare in Oriente, dove, da sempre, è il suo cuore.

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Martin Daunton – Il governo economico del mondo. 1933-2023 [LDB]

Per comprendere la crisi che viviamo oggi è necessario osservare con attenzione le forze che hanno mosso l’economia nell’ultimo secolo: quali sono state? Come hanno agito? Che interessi le guidavano? Una monumentale e complessa fotografia del nostro tempo. Nel 1933, nel cuore della Grande Depressione, le cui radici affondavano negli eccessi di un sistema economico sregolato, John Maynard Keynes rifletteva sulle sorti del capitalismo in maniera perplessa. Eppure, malgrado ne ammettesse l’inadeguatezza e la poca funzionalità, nonché la sostanziale ingiustizia, doveva constatare che le alternative restavano poco auspicabili. Prima del 1929, però, i dubbi sull’ordine economico globale non sembravano nemmeno poter sorgere: le merci viaggiavano libere tra i mercati e, almeno per una parte di mondo, gli unici orizzonti sembravano essere quelli del progresso e dell’espansione senza limiti. Partendo dalla crisi di questo ordine che pareva incrollabile, il ponderoso affresco di Martin Daunton ci mostra, con l’ampia prospettiva di cui è capace un grande storico, le complesse dinamiche che hanno dato forma ai cicli economici e politici che da allora si sono susseguiti, quasi sempre a partire dalle spinte statunitensi. Dai protezionismi nazionalisti al New Deal, dal mercato sorvegliato a debita distanza dagli stati, attraverso decine di organi internazionali, degli anni del secondo dopoguerra, alle politiche liberiste e neoliberiste dell’ultimo quarantennio. Per arrivare infine alle rivendicazioni dei paesi in via di sviluppo e alle conseguenze del tracollo del 2008, da cui forse ancora non è emerso un nuovo ordine in grado di imporsi in uno scenario geopolitico sempre più complicato e frammentario.


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Alberto Manguel – La città delle parole [LDB]

Nella “Città delle parole”, che raccoglie le Massey Lectures tenute nel 2007, Alberto Manguel, acclamato scrittore, traduttore e fine bibliofilo, analizza l’uomo come entità individuale e sociale e si pone una domanda chiave: “In fondo, perche stiamo insieme?” L’interrogativo appare più che mai lecito in un mondo nel quale la convivenza è ostacolata da profonde differenze etniche, politiche e religiose. Esaminando gli stretti legami tra lingua, letteratura e società, Manguel condude che “la vita non è mai individuale, ma è incessantemente arricchita dalla presenza degli altri. L’identità del singolo richiede il suo opposto, in un costante sforzo di inclusione: per sapere chi è uno, dobbiamo essere in due”.


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Alberto Manguel – Il computer di sant’Agostino [LDB]

Alberto Manguel, raffinato scrittore e studioso nato a Buenos Aires, ci accompagna in un avventuroso viaggio nel cuore della lettura. Dalla Bibbia alle pagine web le parole, vergate su pergamena o lanciate in rete, ereditate dai classici e riecheggiate dai traduttori, non smettono di ricordarci che siamo la somma di saperi stratificati, di esperienze vissute e condivise da singoli individui e da popoli diversi in epoche diverse.





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