Iosif Vissarionovič Džugašvili Stalin

Cari amici, dopo tanta attesa, eccoci finalmente con l’ultima sezione del progetto rivoluzionario, come da titolo dedicata a Stalin.

Quella staliniana è solo una esperienza di un passato remoto, da derubricare tra i molti orrori del novecento? in realtà leggendo le varie biografie, da quelle più critiche fino a quelle più ‘revisioniste’ si può notare come i problemi che dovettero affrontare Stalin e l’URSS siano più attuali di quanto comunemente si pensi: per citarne solo una, la questione delle nazionalità e dei nazionalismi, tornata d’urgenza in un mondo contemporaneo post-globalizzato. Come far convivere una politica universalistica, la base di ogni politica rivoluzionaria, in una realtà postglobale che si va via via frammentando nei più diversi particolarismi?

Senza l’apporto del compagno grattacielo questa selezione e l’intero progetto non avrebbero mai visto la luce, a lui i miei e i vostri ringraziamenti.

Tra qualche giorno uscirà un post riepilogativo dell’intero progetto rivoluzionario, tireremo le conclusioni di questa cavalcata e ringrazieremo a dovere tutti i contributori.

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Buone letture!

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Domenico Losurdo – Stalin. Storia e critica di una leggenda nera

La figura di Stalin occupa una posizione centrale nella storia del Novecento. Dittatore sanguinario ma anche organizzatore di un impero dalle dimensioni immense, creatore dei gulag e distruttore dei lager nazisti, cinico manipolatore degli ideali di rinnovamento sociale e oggetto di un culto della personalità senza precedenti, il giudizio sul “georgiano di ferro” ha seguito da vicino la fortuna del suo personaggio fino alla condanna definitiva dopo la caduta del muro di Berlino. Con un saggio di Luciano Canfora, Domenico Losurdo torna ad analizzare il mito di Stalin per descriverne l’ascesa e la caduta.

Lev Trozki – Stalin

Questo libro, che Trozki scrisse negli ultimi tre anni della sua vita, dal gennaio 1937 quando giunse nel Messico all’agosto 1940 quando vi morì, è la sua opera più matura e sotto ogni riguardo la più importante. Ha avuto una strana sorte. La morte per mano di un sicario dell’OGPU sorprese Trozki quando stava ultimando la revisione del manoscritto originale russo e della traduzione inglese che doveva essere pubblicata dalla casa Harper & Brothers di New York. Era imminente la sua uscita quando verso la fine del ’41 sopravvenne Pearl Harbour; e il libro non vide la luce che a guerra finita, nel 1946. Al pubblico anglo-sassone passò quasi inosservato. Così accadde all’incirca della traduzione italiana pubblicata l’anno dopo da Garzanti, e di quella francese che Grasset pubblicò nel 1948. Pure è un’opera di valore enorme perchè fa luce sulla storia della Russia moderna e sull’uomo che per oltre un quarto di secolo ne fu il protagonista.

Simon Sebag Montefiore – Il giovane Stalin

Nato alla periferia dell’Impero zarista, in una famiglia georgiana povera e tenuta insieme dalla determinazione della madre Keke, Stalin è uno studente dotato ma ribelle. Leader naturale, carismatico seduttore, sogna un futuro da cavaliere e cantore della propria terra, ma segue i consigli materni ed entra in seminario. La sua vera vocazione è però quella del rivoluzionario. Vi si applica con un talento privo di remore morali, rivelandosi capobanda e cospiratore fuori del comune, impegnato in un’attività frenetica di espropri, rapine, omicidi mirati e attentati compiuti per finanziare il nascente partito bolscevico. La svolta dell’ottobre 1917 lo vedrà al fianco di Lenin come uomo d’azione di spietata efficacia, che farà tacere ogni dissenso. Prevarrà poi su Trockij e gli altri avversari interni, portando ai vertici del potere i compagni di lotta degli anni giovanili. Con i sopravvissuti alle terribili «purghe» da lui stesso ordinate, trascorrerà gli ultimi anni in nostalgiche rievocazioni: «Se non ci fosse stato Lenin, sarei rimasto un corista e un seminarista».

Isaac Deutscher – Stalin. Una biografia politica

Isaac Deutscher, senza dubbio il più autorevole specialista della storia dell’Unione Sovietica, scom­parso di recente a Roma, finì di scrivere questa biografia nel 1948, quando Stalin era ancora all’apice del potere, ammirato e temuto in tutto il mondo e circondato, nel suo paese, da un culto quasi fana­tico. A quell’epoca l’Unione Sovie­tica non era ancora una potenza nucleare, la vittoria della rivolu­zione cinese non si profilava e si cominciava appena a parlare della rottura dei rapporti tra Tito e Mosca. Concludendo il suo libro Deutscher diceva: « Dopo tante al­ternative, dopo tanti alti e bassi, solo adesso il dramma di Stalin sembra avviarsi verso il suo verti­ce; e non sappiamo in quali nuove prospettive l’ultimo atto del dram­ma collocherà tutti quelli che lo hanno preceduto.

Boris Ilizarov – Vita segreta di Stalin. Le letture, il profilo psicologico e intellettuale

Lo Stalin che qui si affaccia, non si era quasi mai affacciato dalle centinaia di biografie scritte in tutte le lingue del mondo. Infatti questa non è una biografia alla Dimitri Volgokonov. E neppure un’opera di analisi storica, alla Robert Conquest. Ilizarov, e lo dice onestamente, non pretende di spiegare Stalin né lo stalinismo, ma di capire un poco di più l’uomo e il fenomeno storico, così “riusciremo anche a capire qualcosa di noi”. Al lettore viene offerto il ritratto di uno Stalin sconosciuto, tracciato a partire dalle letture dei libri che egli fittamente annotava e dai documenti, in passato inaccessibili, del suo archivio personale.

Boris Souvarine – Stalin

Questo libro è il primo che abbia detto alcune essenziali verità su Stalin. E le ha dette così presto, e con tale nettezza, che la sua presenza ha accompagnato come un’ombra gli ultimi vent’anni di vita del capo sovietico, oltre che la sua fortuna postuma. Non solo: le ha dette per bocca di uno storico che era stato uno dei segretari della Terza Internazionale, uno dei fondatori del Partito Comunista Francese, collaboratore di Lenin, Trockij, Zinov’ev, Bucharin, Radek, Rakovskij, Klara Zetkin, Gramsci, Bordiga, infine amico e compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Souvarine giunse dunque a capire la natura di Stalin e del bolscevismo dall’interno, e da un interno assai intimo, senza però che la sua visione fosse a sostegno di un certo bolscevismo contro un certo altro, come avvenne invece ai molti trockisti che denunciarono i misfatti di Stalin negli Anni Trenta. Souvarine presentò per la prima volta all’Occidente un’immane quantità di fonti e documenti, fino allora ignorati o letti rozzamente: e soprattutto illuminò questo materiale con una lucidità e una fermezza esemplari, che vi facevano risaltare non solo il profilo della persona Stalin ma quello che Souvarine chiamò il «disegno storico del bolscevismo».

Adam B.Ulam – Stalin

È stato dipinto come un provinciale rozzo, che prevalse su uomini più colti di lui, più eloquenti, più ricchi di carisma; lo si è mostrato, all’apice del suo potere, come un tiranno in preda a ossessioni e frenesie. In verità, compendiare in pochi tratti la sua figura non sembra possibile. Quest’uomo, senza dubbio non alieno da comportamenti feroci e sospettoso sino al delirio, appare, in molte congiunture e nella sua politica internazionale, cauto, moderato, temporeggiatore. Profondamente rispettoso della forza, Stalin non sottovalutò mai il potere degli altri e non risparmiò mai gli altri quando erano in suo potere.

Oleg Chvleniuk – Stalin. Biografia di un dittatore

Per un quarto di secolo (1929-1953) Iosif Stalin è stato il padrone assoluto dell’Unione Sovietica. Dall’ufficio al Cremlino, o dalle dacie fuori Mosca dove spesso risiedeva, il dittatore gestiva con pugno di ferro ogni aspetto della vita sociale, sulla base di un’interpretazione estremistica e ultrasemplificata del marxismo. Ossessionato dall’idea di «nemici interni» pronti a tradirlo, Stalin instaurò un regime di terrore che non permise mai a nessuno dei suoi sudditi di sentirsi al sicuro. Si calcola che ben 60 milioni di persone incolpevoli abbiano subìto i tragici effetti della discriminazione e repressione, fino alla pena capitale. Eppure, oggi in Russia sembra rifiorire il mito di Stalin quale figura storicamente «necessaria», che ha avuto quantomeno il merito di trasformare un paese arretrato in una superpotenza industriale in grado di affrontare e sconfiggere Hitler. Oleg Chlevnjuk, considerato il maggior esperto mondiale di Stalin e del suo tempo, si oppone a tale tendenza «giustificazionista» sfatando vari miti sul despota sovietico, da quelli celebrativi che lo dipingono come «amministratore eccelso», «stratega militare lungimirante», «vittima di ambiziosi e avidi collaboratori» agli altri, opposti, che lo vorrebbero «traditore del lascito di Lenin», o addirittura, e unicamente, «belva assetata di sangue» e «criminale sadico e paranoico». Basandosi solo su fatti documentati da testimonianze «incrociate» e da scrupolose ricerche d’archivio, l’autore ricostruisce in dettaglio la vita di Ioseb Džugašvili (questo il vero nome di Stalin), con particolare attenzione al cammino che lo vide, oscuro combattente antizarista georgiano, al fianco di Lenin durante la Rivoluzione d’Ottobre, quindi suo unico erede al vertice del Comitato centrale del partito e, infine, alla guida dello Stato sovietico, passando per alleanze tattiche destinate a capovolgersi in feroci contese, con esiti quasi sempre cruenti. Ma sotto la lente d’ingrandimento di Chlevnjuk assumono speciale rilievo le scelte del leader politico e statista: in particolare la collettivizzazione coatta della campagna e l’industrializzazione a tappe forzate, che hanno costituito il «punto di non ritorno» di un regime destinato a restare segnato nei secoli come Grande Terrore. Attraverso un originale schema narrativo, che sullo sfondo degli ultimi giorni di vita del dittatore alterna al racconto dei fatti storici squarci significativi della sua psicologia, Chlevnjuk compone un ritratto equilibrato e per molti versi inedito dell’uomo che non dimenticò mai una frase attribuita a Gengis Khan e da lui sottolineata in un libro della propria biblioteca personale: «La tranquillità del conquistatore richiede la morte dei conquistati».