Presentazione progetto Fascismo 2019 – Il Fascismo, quello vero

Cari amici di LDB,

la parola fascismo ci perseguita. Usata con disinvoltura sia a destra che a sinistra, con scopi evidentemente differenti, essa è ritornata con forza nel dibattito politico italiano (ove mai se ne fosse andata).

Nell’ epoca dei meme, dove tranquillamente si tengono tenzoni virtuali tra attori americani di fu celebrità e incartapecorite progenie del Duce, dove tutto viene bagattelizzato e ridotto a fantasma di se stesso,  mi sembrava necessaria una selezione di consigli che cercasse di ristabilire la verità storica su quello che fu il fascismo.

Sono particolarmente orgoglioso, perché questo è il primo progetto collettivo di LDB. Voglio ringraziare irmaladolce, apernod, charlie, dilmun e progvolution per il loro prezioso contributo. Grazie, amici.

Come già accaduto per il progetto rivoluzionario, anche questa infornatona sarà divisa in sezioni e sottosezioni, che passo ora a illustrare nel dettaglio:

A) Sezione storica

L’Italia liberale e le sue contraddizioni che portarono al trionfo del fascismo, l’apogeo del regime e infine la caduta. Questa sezione conterrà le opere più voluminose di storia generale.

B) Economia

Particolare attenzione verrà data al fenomeno del corporativismo e ai legami del fascismo con i cosiddetti  “padroni del vapore”

C) Razzismo e antisemismo – C-1 ) Le guerre coloniali

La persecuzione degli ebrei italiani e l’ideologia razzista che informò il regime per tutta la sua durata, dalla repressione e la tentata forzata assimilazione ai confini orientali ai massacri coloniali in Libia e in Etiopia.

D) Ideologia

Le radici ideologiche del fascismo: il culto della guerra e il combattentismo, il nazionalismo, il mito del Duce e di Roma capitale imperiale. Tutti tasselli di quella che è stata definita dagli storici una ‘modernità totaliaria’.

E) Aspetti particolari della società fascista

Come si viveva sotto il fascismo, come veniva amministrata la (in)giustizia, la censura e il controllo dell’informazione, i rapporti con la religione, il ruolo delle donne, ecc.

F) Le intepretazioni e il giudizio degli storici

Come giudicare il fenomeno fascista nella storia italiana ed europea? e quali sono i legami del regime con la società italiana passata, presente e futura? davvero il fascismo fu “l’autobiografia degli italiani’? domande su cui gli storici hanno dibattuto e continuano a dibattere ancora a oggi

G) I protagonisti

Mussolini e non solo, i gerarchi, i politici liberali e socialisti che videro sorgere e morire il regime.

Il progetto non è ancora concluso e possiamo renderlo ancora più ricco, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto: chi è interessato può fare una donazione al blog usando gli appositi strumenti a lato.

Arrivederci al 25 per la prima parte.

Nat

Costanzo Preve – Marx inattuale. Eredità e prospettiva

Nei centovent’anni che ci separano dalla morte di Karl Marx sono compresi anche i settantaquattro anni in cui si è consumata la vicenda storica del comunismo novecentesco che, pur richiamandosi ideologicamente a Marx, deve essere considerato in modo indipendente dal suo pensiero originale. Marx decise di non chiudere in un sistema il suo pensiero, ma di lasciarlo allo stato di una costruzione in corso. Con il termine “marxismo” si intende generalmente una sintesi di storicismo, di economicismo e di utopismo molto spesso stereotipata e riduttiva. Dal percorso qui affrontato si delinea una sorta di “rinnovamento gestaltico” che produce un marxismo diverso da come siamo abituati a considerarlo sulla scorta di una tradizione centeneria.

M. Barenghi, M. Bonazzi – L’immaginario leghista. L’irruzione delle pulsioni nella politica contemporanea

L’immaginario leghista è un vero paradigma del contemporaneo, un fenomeno incomprensibile entro i canoni della razionalità politica moderna. Le sue figure e le sue pratiche incarnano istanze estranee all’ideologia progressista e alle sue retoriche. Nell’attuale stato di crisi dell’efficacia delle leggi e delle strategie del moderno, queste configurazioni eterogenee sono in grado di mobilitare il desiderio sociale e le sue pulsioni, e mostrano un carattere insieme trasgressivo e collusivo, percepito come aberrante dalla tradizione illuminista alla quale tutti implicitamente facciamo riferimento. Il volume è organizzato attraverso una serie di lemmi, come un lessico che invita il lettore a decifrare, tra le righe, il diagramma funzionale dell’immaginario leghista. Il tema è affrontato in una prospettiva di confronto interdisciplinare: ne discutono antropologi (Lynda Dematteo, Pietro Scarduelli, Marco Traversari), geografi (Enrico Squarcina), pedagogisti (Sergio Tramma), sociologi e politologi (Roberto Biorcio, Giorgio Galli), storici del fenomeno leghista (Gilberto Oneto), filosofi (Matteo Bonazzi, Fulvio Carmagnola, Marcello Ghilardi, Marco Senaldi, Daniele Tonazzo), linguisti (Emanuele Banfi, Vermondo Brugnatelli, Enrica Cortinovis, Gabriele Iannàccaro), studiosi di letteratura e saggisti (Mario Barenghi, Marco Belpoliti, Gian Antonio Stella).

AA. VV. (a cura di Alessandro Pandolfi) – Ordine e mutazione. Figure, concetti e problemi del pensiero politico moderno

L’asse attorno al quale ruota questa originale ricostruzione della storia del pensiero politico moderno – che privilegia un approccio per autori, temi e problemi attraverso un continuo confronto con i testi e i contesti – è costituito dalla coppia teorico-concettuale “ordine e mutazione”. La produzione di un nuovo ordine, che a partire dal XVI secolo diventa necessario per neutralizzare l’umore popolare contro il dominio, mostra fin dal principio una natura problematica, che determina un’incessante riformulazione dei rapporti tra le trasformazioni sociali e gli apparati di Stato, tanto ideologici quanto materiali. Che il collasso delle categorie politiche (libertà, uguaglianza, potere costituente, sovranità, rappresentanza, costituzione, democrazia) nell’età globale riveli in controluce le alternative e le torsioni implicite già nella genesi del pensiero politico moderno, è l’ipotesi che questo volume mette costantemente a tema, per verificarne la tenuta. In questo senso, le pagine dedicate al pensiero non europeo (l’Islam) e agli sguardi dell’Europa sul mondo e del mondo sull’Europa (il colonialismo, la rivoluzione di Haiti) non sono meri compendi manualistici. Richiamano invece le fondamenta che sorreggono il pensiero politico moderno nello spazio globale in cui si è effettivamente svolta la sua storia.

Giuseppe Galasso – Storia d’Europa

Storia d'Europa di [Galasso, Giuseppe]

La storia d’Europa è la storia di una vicenda perenne e appassionante di contrazioni ed espansioni di un grande spazio di civiltà. È in questo spazio che è nata la tradizione del Cristianesimo, si sono incrociati e fusi i destini di grandi popoli e di grandi tradizioni culturali, è sbocciata la civiltà moderna della scienza e della tecnica, è fiorita la cultura dell’uomo e della libertà morale, politica e civile. E tutto ciò fino a oggi, alla complessa e affascinante pagina dell’Unione europea e ai suoi problemi nel mondo della globalizzazione.

Oona A. Hathaway e Scott J. Shapiro – Gli internazionalisti: Come il progetto di mettere al bando la guerra ha cambiato il mondo

Gli internazionalisti: Come il progetto di mettere al bando la guerra ha cambiato il mondo di [Hathaway, Oona A., Shapiro, Scott J.]

Il 27 agosto 1928, nel sontuoso Salon de l’Horloge del ministero degli Esteri francese, alla presenza di rappresentanti di Stato provenienti da tutto il mondo, ha luogo l’evento che, nelle dichiarazioni dei suoi promotori, è destinato a segnare «una data nuova nella storia dell’umanità»: la Signature du pacte générale de renonciation à la guerre. Maestro di cerimonie è Aristide Briand, ministro degli Esteri francese, vincitore nel 1926 del premio Nobel per la pace per essere stato il mediatore degli accordi di Locarno, un insieme di intese volte a impedire alle maggiori potenze europee di farsi guerra l’un l’altra. Assieme al suo omologo americano, Frank Kellogg, il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, nei due anni precedenti, Briand si è lungamente adoperato per diffondere lo «spirito di Locarno» nel mondo intero. La firma del trattato, che segna la fine della «guerra egoista e volontaria», è annunciata dal ministro degli Esteri francese con toni solenni e trionfalistici. Il patto viene presentato come «un attacco al male nella sua stessa radice» poiché toglie alla guerra «la sua legittimità». Undici anni dopo, tuttavia, quasi tutti gli Stati accorsi a Parigi per rinunciare alla guerra si ritrovano in guerra, nel conflitto più letale che la storia conosca. Dal 1945 in poi il documento, noto come patto Briand-Kellog, diventa perciò oggetto di aperta derisione: viene definito «puerile, semplicemente puerile» da strateghi della guerra fredda come George Kennan, «singolarmente vacuo» da storici come Ian Kershaw, «una roba ridicola» da diplomatici come Kenneth Adelman. Un trattato dunque destinato a figurare nel fatuo libro dei sogni dell’umanità? La tesi contenuta in questa pagine è che l’accordo di Parigi sia tutt’altro che un’illusione perduta. Proibendo agli Stati di ricorrere alla guerra per risolvere i contenziosi, i rappresentanti di Stato riunitisi nella capitale francese nel 1928 non soltanto sancirono la fine dell’ordinamento giuridico adottato nel xvii secolo dagli Stati europei, ma diedero il via a una cascata di eventi che avrebbe portato alla nascita del moderno ordine globale. A quella nuova mappa del mondo caratterizzata dalla rivoluzione dei diritti umani, dall’uso delle sanzioni economiche quale strumento di applicazione della legge e dall’incremento esponenziale delle organizzazioni internazionali che regolano oggi un gran numero di aspetti della nostra vita quotidiana. Attraverso una minuziosa analisi delle relazioni internazionali dal xvii secolo in poi, e del pensiero di grandi giuristi come Grozio e Carl Schmitt, Gli internazionalisti è un libro indispensabile per comprendere il nostro presente e, ad un tempo, un’opera che mostra come la forza delle idee sia capace di plasmare il mondo.

Graham Allison – Destinati alla guerra

Destinati alla guerra di [Allison, Graham]

Qual è la soglia oltre la quale un conflitto diventa inevitabile? Nello scenario politico-economico contemporaneo, Cina e Stati Uniti sembrano proiettati verso una guerra che nessuno dei due vuole. Il motivo è la trappola di Tucidide: quando una potenza emergente minaccia di spodestare quella dominante, il risultato più plausibile è la guerra. Questa è la dinamica che scandisce da sempre la storia. A proposito della guerra del Peloponneso, che devastò l’antica Grecia, lo storico Tucidide spiegò che furono l’ascesa di Atene e la paura che la sua scalata instillò in Sparta a rendere la guerra inevitabile. Da cinquecento anni a questa parte tali condizioni si sono ripresentate sedici volte. E in dodici casi hanno portato a una conclusione violenta. Nel diciassettesimo caso, l’irresistibile avanzata della Cina rischia di entrare in collisione con un’America inamovibile.
Sia Xi Jinping che Donald Trump promettono di “far tornare grandi” i loro paesi. Ma a meno che la Cina non sia disposta a moderare le proprie ambizioni, o Washington non accetti di condividere il primato nel Pacifico, una guerra commerciale, un cyber-attacco o un incidente in mare potrebbero essere la scintilla che farà esplodere un altro grande conflitto.
In Destinati alla guerra, il professore emerito di Harvard Graham Allison indaga le diverse sfaccettature della contesa tra Stati Uniti e Cina attraverso la lente della trappola di Tucidide. Allison mostra come in passato una prudente e ingegnosa arte di governo sia riuscita a evitare la guerra, e quali dolorosi passi siano oggi necessari per evitare il disastro.
Attraverso una magistrale miscela di eventi storici e fatti odierni, il saggio di Allison non mira a predire il futuro, bensì a scongiurarlo.

Jacques-Pierre Brissot e Maximilien Robespierre – Discorsi sulla guerra

Discorsi sulla guerra (La storia. Temi Vol. 34) di [Brissot, Jacques-Pierre, Robespierre, Maximilien]

Alla Società dei Giacobini di Parigi, sul finire del 1791, Brissot propose una guerra all’Europa intera in nome della libertà dei popoli, ma venne prontamente contrastato da Robespierre, che temeva da quella scelta un drammatico contraccolpo sui precari equilibri della Francia rivoluzionaria.
Brissot avrebbe vinto il duello oratorio, la Francia sarebbe andata in guerra e avrebbe scoperto la Repubblica: ma il tribunale dei posteri sarebbe stato sempre con Robespierre, riconoscendogli il merito di avere resistito alla violenta deriva del patriottismo.
Su questa lettura fan tuttavia premio gli avvenimenti successivi, quando il rovescio delle operazioni militari portò al precipizio Brissot e la Gironda e aprì la via al governo rivoluzionario dominato dal suo avversario. Nella congiuntura politica di fine 1791 il senso delle posizioni dei due era infatti diverso: entrambi favorevoli a una guerra di libertà, si differenziavano giusto per le priorità che intendevano assegnare all’azione politica rivoluzionaria.
Il volume restituisce quel duello oratorio alla propria originale dinamica, proponendo, in uno stretto ordine cronologico, il serrato contraddittorio tra i due, costruito su tre discorsi per parte, dove le argomentazioni dell’uno son puntualmente riprese e criticate dall’altro. In tal modo, le parole di Brissot, mai tradotte in italiano, molto attutiscono l’avventurismo politico sempre addebitatogli e consentono al tempo stesso di rileggere quelle di Robespierre su altro registro rispetto al pacifismo rivoluzionario troppo spesso riconosciutogli.

Paul Ginsborg – L’Italia del tempo presente. Famiglia, società civile, Stato 1980-1996

L'Italia del tempo presente: Famiglia, società civile, Stato. 1980-1996 (Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie Vol. 345) di [Ginsborg, Paul]

Gli anni tormentati del post-terrorismo e del craxismo, della corruzione e della mafia, la drammatica crisi del 1992-93, la lunga corsa per entrare nell’Europa monetaria: dietro la cronaca dei fatti le scosse di un terremoto profondo che ha cambiato la vita pubblica e le abitudini degli italiani.
Nato come ampliamento del volume Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, questo nuovo libro di Paul Ginsborg si è via via trasformato in un’autonoma e approfondita ricerca sull’Italia, dal 1980 al 1996. Nella ricostruzione dell’autore, i dati dell’economia (il nuovo corso del capitalismo italiano tra disoccupazione e avanzata del terziario) sono considerati in parallelo con i fatti della politica (la crisi dello Stato centralista e burocratico, il ruolo della magistratura) e con la formazione di una nuova società civile. A sua volta il tema della famiglia, che percorre tutto il libro, è indagato a partire da un’analisi dei consumi, dei gusti e della cultura della gente.

Guido Crainz – Diario di un naufragio. Italia 2003-2013

Diario di un naufragio di [Crainz, Guido]

«Il nesso fra cronaca e storia è centrale nel mio diario: può aiutare a muoversi fra le nebbie, e spesso fra le melme, della seconda Repubblica. E può portare ancora più indietro: alla qualità stessa della modernizzazione italiana, e al rapporto fra istituzioni, sistema politico e paese». Il presente come storia: in questo suo nuovo libro Guido Crainz racconta in presa diretta gli ultimi dieci anni di vita italiana. Se il suo grande affresco in tre volumi sulla storia dell’Italia repubblicana si fermava alle soglie del nuovo millennio, qui la materia si fa attualissima, lo stile più perentorio, il giudizio più tagliente. La forma è quella di un diario che ripercorre anno dopo anno la trama del nostro passato più recente sul filo di una originalissima «memoria individuale», intessuta di raffronti tra i giudizi del momento, annotati da Crainz a ridosso dei singoli accadimenti, e le valutazioni che l’autore ne può dare oggi. Una parabola – quella di quest’ultimo decennio – davvero impressionante: dall’apparente consolidarsi della seconda Repubblica al suo rovinoso crollo. Sullo sfondo, crisi e bufere globali, dal dramma di Nassiriya al «pericolo greco», dagli attentati di Londra e Madrid a una crisi economica internazionale che disvela gli inganni del neoliberismo. Sino al nodo dell’Europa, e all’ «angoscia da spread». Un interrogarsi, anche, sul lungo permanere della stagione berlusconiana; sulle radici a cui essa è saldamente ancorata e sulle deformazioni che induce nel corpo vivo della società italiana; con lo sprezzo crescente dei valori e dei vincoli collettivi, con il primato del «sé» sul bene pubblico, con l’erosione quotidiana delle norme elementari di legalità e diritto. Su tutte, una domanda. Perché questi processi hanno trovato così deboli anticorpi? Perché la stagione berlusconiana ha potuto protrarsi così a lungo, inducendo stravolgimenti gravi nel funzionamento delle istituzioni e in quell’equilibrio fra i tre poteri dello Stato che è il cardine di ogni democrazia? Nel suo stesso svolgersi, il libro diventa in primo luogo una riflessione impietosa sull’inadeguatezza della sinistra italiana, sulla sua incapacità di progettare il futuro e di modificare radicalmente il proprio modo di essere restituendo ai cittadini la fiducia nella democrazia: una fiducia gravemente erosa da una «partitocrazia senza partiti» sempre più priva di etica, e spesso di decenza. Se una nuova partenza è possibile, può avvenire solo da qui.