Infornata 8 agosto 2019 III

 

Charles Robert Maturin – Melmoth l’errante
George Bernard Shaw – Pigmalione
Rocco Scotellaro – Tutte le opere
Sandro Penna – Poesie
Federigo Tozzi- Bestie
Giosue Carducci, Annie Vivanti – Addio caro Orco, Lettere e ricordi (1889-1906)
Nico Orengo – Il salto dell’acciuga
Stuart Kells – La biblioteca. Un catalogo di meraviglie
Martin Amis – L’attrito del tempo. Bellow, Nabokov, Hitchens, Travolta, Trump. Saggi e reportage, 1986-2016
J. M. Coetzee, Arabella Kurtz – La buona storia. Conversazioni su verità, finzione e psicoterapia
Michael Katakis – Hemingway l’uomo e il mito
Federico Garcia Lorca – E poi libri, e ancora libri
Arrigo Cajumi – Il passaggio di Venere
W.H. Davies – Autobiografia di un vagabondo

nota post infornata 16 luglio 2019

Cari amici, è di nuovo tempo di infornata mista.

Qualcuno, speriamo, forse si domanderà che fine ha fatto il progetto fascismo. E’ ancora in pausa, i lavori riprenderanno ad agosto e la terza parte, se tutto va bene, dovrebbe uscire a settembre. Ma ad agosto non vi lascerò certo orfani, e  anzi arriveranno un paio di infornate narrative per tenervi debitamente rinfrescati.

Per quanto riguarda questa, di infornata, non c’è molto da scrivere. Il libro Plechanov doveva far parte del progetto rivoluzionario ma purtroppo al tempo dimenticai di metterci mano. Cose che capitano. Ringrazio l’amico cajun per aver ispirato il consiglio elogio della menzogna.

Vi lascio alla lettura, ricordandovi come sempre che se volete contribuire, cosa fondamentale per un progetto proletario come LDB, potete farlo con una donazione libera al sito. Cliccando sul seguente banner:

Ringrazio chi lo ha già fatto e chi lo farà.

Buone letture

nat

 

 

G.V. Plechanov – Contributi alla storia del materialismo

I «Contributi alla storia del materialismo» seguono di un anno il noto «Saggio sullo sviluppo della concezione monistica della storia», del quale riprendono diversi spunti. Poiché, tuttavia, qui Plechanov non aveva potuto dedicare al materialismo francese del Settecento tutto lo spazio che avrebbe desiderato, credette opportuno ritornare su quelli che gli sembravano i suoi rappresentanti più avanzati e al contempo, ma appunto perciò, meno compresi: Holbach ed Helvétius.

L’interesse che i due esponenti del pensiero rivoluzionario borghese suscitano nel primo teorico marxista russo e che, a distanza di quasi un secolo, non possono non suscitare in noi, non è d’ordine meramente culturale: nei loro scritti, infatti, il materialismo «classico», proprio perché tocca il vertice delle sue potenzialità, rivela tutta la gamma delle sue contraddizioni e le trasmette insolute all’Ottocento. Ed è al banco di prova del tentativo di superare queste contraddizioni che naufraga l’idealismo hegeliano e si afferma in tutta la sua potenza sovvertitrice il materialismo dialettico di Marx ed Engels, erede e insieme liquidatore di entrambi.

La ricostruzione di questo processo, che non si svolge nel puro mondo delle idee ma riecheggia ad ogni passo l’esplodere dell’irriducibile antagonismo fra le due classi fondamentali della società moderna, è appunto il tema dominante — ed attualissimo — del presente volume.

Kim Il Sung – L’idea del djoutché

L’ideologia del Djoutché si basa sul principio filosofico secondo il quale l’uomo è signore di tutto e di tutto decide. Spiegando in modo scientifico la posizione e il ruolo che all’uomo spettano nel mondo, l’ideologia del Djoutché fornisce la più esatta concezione della natura e della società e, insieme, un’arma potente per far conoscere e per trasformare il mondo. Illumina la via logica dello sviluppo sociale, incoraggia e sprona con forza le masse popolari lavoratrici alla lotta rivoluzionaria per una vita indipendente e creativa.  Kim Il Sung

Luigi Bobbio – Storia di Lotta Continua

I lettori che si accosteranno a questo libro essenzialmente sull’onda del “caso Sofri” (ma che è anche il caso Bompressi, Marino e Pietrostefani), non vi troveranno la chiave dell’enigma (l’assassino del commissario Calabresi apparteneva alla fila di Lotta continua?), ma potranno comprenderne meglio lo sfondo storico, politico e sociale, ossia il suo substrato “non criminale”. Ma questo libro non era nato per fornire una tesi difensiva, e mi sembra un po’ avvilente piegarlo a questo scopo. Mi piacerebbe invece che gli eventuali lettori non si fermassero soltanto alle poche pagine che si riferiscono agli episodi attualmente sotto accusa, ma provassero a seguire il singolare itinerario di questo gruppo ribelle: dalle sue radici nel Sessantotto (ed anche prima), e poi attraverso l’estremismo dei primi anni Settanta, la contraddittoria riscoperta della politica a metà del decennio ed il tracollo finale dopo le elezioni del 1976. È un piccolo squarcio che si apre sui turbolenti anni Settanta, che ancora oggi, alla fine di questo decennio, appaiono così oscuri, rimossi, mal conosciuti.

AA.VV – Elogio della menzogna

«accusare. Se l’autorità di chi accusa potesse rendere di colpa sospetta l’innocenza, sarebbono vane le speranze e miserabili le condizioni degli uomini. Guai al mondo, se i grandi potessero autenticare le calunnie solamente col pretesto doverle proferite. Non vi sarebbe bontà che non fosse posta in ombra e costituita rea al tribunale della morte.

« Chi vuol accusare altri, deve egli prima esser puro ed innocente. Niuna ragione consente che questo chieda conto della vita di quello, s’egli non lo può dar della propria. Chi ha traviato dal diritto della coscienza, non è abile a ridurvi altri. Il poco fondamento dell’accusa, s’argomenta dal poco merito della persona che accusa.

« Accusar altrui, nelle sue disgrazie, è cosa da uomo rozzo ed ignorante. Accusar se stesso è cosa da chi comincia a farsi savio. Non accusar altrui, né se stesso, è cosa da savio e da perfetto ».

Hans Magnus Enzensberger – Politica e crimine. Nove saggi

(…) Preferirei che i rapporti fra Politica e crimine avessero perso attualità e le mie riflessioni di allora fossero invecchiate. Purtroppo non è così. Chi si ricorda ancora, oggi, di Rafael Trujillo? Eppure i «padri della patria» di quel tipo non sono scomparsi. Si sono moltiplicati. Per ogni Marcos, per ogni Sukarno che sparisce, si trova un degno successore. La modernizzazione della mafia e della camorra procede di pari passo con lo sviluppo del suo presupposto, la crescita del mercato mondiale. I disertori non sono più condannati a morte secondo una minuziosa procedura giuridica come avvenne al soldato Slovik: sono semplicemente eliminati, come nella guerra del Golfo, con i gas tossici. Quando morì la povera Wilma Montesi, non si parlava ancora di Moro e di Sofri, di Gelli e di Craxi, eppure la logica surreale dei servizi segreti e della giustizia era già ben visibile, solo che si avessero occhi per vederla (…)Mi dispiace molto che questo libro non sia diventato superfluo.

H.M. Enzensberger (dal post-scriptum, giugno 1998)

Hans Magnus Enzensberger – Gli elisir della scienza

Sin dai suoi esordi letterari nei primi anni Sessanta, Hans Magnus Enzensberger ha rivolto una particolare attenzione ai temi in senso più ampio scientifici e alle biografie di personaggi noti e meno noti della storia, da Alexander von Humboldt a Giovanni de’ Dondi (a Padova costruì l’astrario), da Darwin a Ugo Cerletti (al quale dobbiamo la scoperta dell’elettroshock). Ne sono testimonianza famose raccolte come Mausoleum (che reca il significativo sottotitolo Trentasette ballate tratte dalla storia del progresso, 1979), La fine del Titanic (1990) e, in epoca più recente, un libro ormai leggendario come Il mago dei numeri 1997). Scienza e poesia non solo affondano entrambe le loro antiche radici nel mito, ma il loro re-incontrarsi oggi appare più necessario che mai: troppo grande e pericoloso è lo iato che separa la riflessione etico-politica da una comunità scientifica che tende a considerare alla stregua di fastidiosi intrusi chiunque ponga critici interrogativi sul suo operato. Volgere uno sguardo attento alla poesia della matematica, della fisica, dell’astronomia – non era stato lo stesso Kant a postulare la necessità di accostare il «cielo stellato» e la «legge morale»? – può tuttavia essere anche un esercizio mentale utile e piacevole per chiunque. Per Gli elisir della scienza, un percorso dai toni ora ironici, ora ammonitori, ora affettuosi, ora autenticamente accorati. Hans Magnus Enzensberger ha assemblato poesie e interventi in prosa, molti dei quali inediti in Italia. L’esito è un puzzle che offre scorci davvero sorprendenti e che solo un poeta e un intellettuale così fuori dagli schemi come lui poteva offrirci.

Hans Magnus Enzensberger – Panopticon. Venti saggi da leggere in dieci minuti

Panopticon: Venti saggi da leggere in dieci minuti (Vele) di [Enzensberger, Hans Magnus]

Proponendo nel medesimo volume le radici sia della filologia che dell’informazione sessuale, cosí come le inevitabili implicazioni dei privilegi e le analogie tra scienza e religione, l’autore non si limita a sfiorare superficialmente diversi aspetti dell’attualità, ma entra nel vivo per affrontarli con sagacia. L’intenzione è costantemente supportata da citazioni di esperti, da lui definiti «i miei santi protettori e garanti». Enzensberger tiene a sottolineare che il titolo trae ispirazione dal Panoptikum realizzato dal comico tedesco Karl Valentin a metà degli anni Trenta, un insolito gabinetto degli orrori e delle curiosità cui avvicinarsi senza porsi troppe domande. È proprio questo l’atteggiamento richiesto al lettore nell’accostarsi all’opera.

Hans Magnus Enzensberger – Mausoleum. Trentasette ballate tratte dalla storia del progresso

Mausoleum: Trentasette ballate tratte dalla storia del progresso (Collezione di poesia Vol. 444) di [Enzensberger, Hans Magnus]

Enzensberger è autore poliedrico: saggista, pamphlettista, romanziere, scrittore per l’infanzia, memorialista. Però forse i suoi libri entrati piú vigorosamente fra i classici del Novecento sono quelli di poesia. E Mausoleum, uscito in Germania nel 1975, è una pietra miliare del suo itinerario poetico. È un libro costituito da trentasette ballate dedicate ad altrettanti personaggi che hanno fatto, come dice il sottotitolo, «la storia del progresso »: da Giovanni de’ Dondi che nel Trecento costruí l’orologio di Padova a un altro italiano, Ugo Cerletti, che sei secoli dopo inventò l’elettroshock. In mezzo: Campanella, Leibnitz, Linneo e tanti altri pensatori e scienziati.
Se già Leopardi diffidava delle «magnifiche sorti e progressive» del mondo, Enzensberger ha uno sguardo ancora piú perplesso sulla modernità. Per lui l’aspirazione al dominio totale della natura ha creato un modello destinato a portare l’umanità al disastro. E a volte ha forgiato un tipo di scienziato squilibrato, sadico, dai deliri onnipotenti, come quello della ballata dedicata a Lazzaro Spallanzani che si eccitava compiendo mostruosità sugli animali «a fini di studio».