Antonello La Vergata – Guerra e darwinismo sociale

Il volume prende le mosse dalla chiarificazione di un costrutto concettuale: quello del darwinismo sociale. Di questo costrutto rivela l’uso ambiguo e arbitrario da parte di studiosi e ideologi. Usualmente si intende per darwinismo sociale la trasposizione delle idee principali dell’evoluzionismo, in particolare la lotta per l’esistenza e la selezione naturale, nel campo delle scienze sociali e della politica. In genere il ricorso in questi settori, è assai disinvolto e tende a dare per scontato, per il lettore, che il darwinismo sociale sia qualcosa di chiaro e assodato. Così invece non è: al contrario questo costrutto, staccandosi decisamente da qualsiasi intenzione darwiniana, è divenuto lo strumento per giustificare tutto e il contrario di tutto. È stato usato per giustificare le dottrine liberali, quelle nazionalistiche e quelle rivoluzionarie; per sostenere l’eguaglianza e la diversità tra individui e popoli; per fondare la giustizia sociale e la solidarietà ma anche per fondare la competizione e l’egoismo.

Spencer Wells – Il lungo viaggio dell’uomo. L’odissea della specie

Il libro ripercorre la storia di una moderna indagine scientifica, ovvero di come le nuove ricerche sul genoma umano – insieme a quelle in altri campi come l’archeologia, l’antropologia, la linguistica e la paleoclimatologia – stiano svelando con una precisione crescente le origini della nostra specie, le sue migrazioni e il modo in cui è avvenuta la colonizzazione dei continenti. L’autore, che ha viaggiato dalla Siberia alla Namibia per raccogliere i campioni di sangue necessari alle ricerche, affronta questioni tecniche sofisticate e scoperte originali, ma non manca di esporre i concetti fondamentali della genetica indispensabili al lettore comune per seguire il filo delle ricerche.

Terrence W. Deacon – Natura incompleta. Come la mente e` emersa dalla materia

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Uno degli enigmi che arrovellano l’uomo fin dall’emergere della nostra specie riguarda la nascita della vita, e per estensione della mente, dalla materia inanimata. La lista delle risposte è lunga e si perde nella notte dei tempi, tra argomentazioni religiose, filosofiche e scientifiche. Una delle ultime immani fatiche in questo campo è “Natura incompleta”, libro inedito in Italia, che troverete in edicola con «Le Scienze» di settembre.

L’autore, Terrence W. Deacon, è professore di antropologia biologica e neuroscienze all’Università della California a Berkeley, e propone una visione radicalmente nuova, con un approccio che parte dalla teoria dei sistemi dinamici, passando per la teoria del caos per poi arrivare alla teoria dell’informazione e ai processi neurali.

Hermann Bondi – La relatività e il senso comune

Hermann Bondi è un insigne matematico, fisico e cosmologo, conosciuto soprattutto come uno dei principali promotori della teoria dello stato stazionario dell’universo in espansione, una delle due principali (e inconciliabili) teorie d’oggi sulla struttura dell’universo fisico. Nato a Vienna nel 1919, il Professor Bondi entrò, nel 1937, al Trinity College di Cambridge per studiarvi matematica. Dopo un anno ottenne una sovvenzione (come Exhibitioner) e dopo due anni una borsa di studio (come Senior Scholar). Quando ebbe inizio la seconda guerra mondiale, gli Inglesi lo internarono come suddito austriaco e lo mandarono in Canada. Nel 1941 ritornò a Cambridge dove in sua assenza gli era stato conferito il titolo di Bachelor of Arts. Dopo aver compiuto alcune ricerche di idrodinamica, collaborò a un progetto segreto dell’Ammiragliato sul radar e in quest’occasione conobbe l’astrofisico Fred Hoyle, che suscitò in lui l’interesse per l’astronomia e la cosmologia. Insieme essi riuscirono a fare un lavoro importante sulle interazioni tra i gas interstellari e le stelle. Per la parte avuta in questo lavoro Bondi diventò Fellow del Trinity College nel 1943, e docente di matematica all’Università di Cambridge nel 1943. Nel 1947 sposò Christine Mary Stockman, una ricercatrice del gruppo di Hoyle, e insieme a lei pubblicò una serie di lavori sulla struttura stellare. Le lunghe conversazioni con Hoyle, Gold e altri colleghi dettero i loro frutti nel 1948 con un lavoro in cui Bondi e Gold enunciavano la teoria dello stato stazionario. Non molto tempo dopo, Hoyle pubblicò uno studio che arrivava pressappoco alle stesse conclusioni per una via molto diversa. Nel 1954 Bondi diventò professore di matematica applicata al King’s College dell’Università di Londra. Oltre ad avere pubblicato molti lavori tecnici, è autore di Cosmology (Cambridge University Press, 1952). In questi ultimi anni ha concentrato il suo interesse sulla Teoria della Gravitazione e sulla Relatività Generale e ha portato contributi allo studio dei problemi della massa negativa e delle onde gravitazionali

Mauro Dorato – Il software dell’universo. Saggio sulle leggi di natura

Il concetto di legge di natura occupa un posto essenziale nella visione scientifica del mondo, esso sembra rispondere al nostro bisogno psicologico di orientarci nella natura, di non assumere una posizione di estraneità e di disordine di fronte ai suoi processi. Dal punto di vista del metodo, il concetto di legge è tradizionalmente considerato un vero e proprio spartiacque tra le scienze naturali e quelle storico-sociali. Il volume intende affrontare il problema se esistono leggi indipendenti da esseri che le pensano, e si lega così ad un’altra questione, misteriosa e tutt’ora irrisolta: perché le leggi di natura hanno una veste matematica? Come può la matematica, che è una pura creazione della mente umana, descrivere un mondo che non dipende da noi?

Jean Bottéro – La religione babilonese

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La religione dei Semiti della Mesopotamia si fondò su una remotissima tradizione sumerica, secondo la quale il Divino era disseminato in numerose divinità antropomorfe che esercitavano la loro azione nell’ambito dei fenomeni naturali e il cui culto era di carattere strettamente locale. Venuti a contatto con essa, i Semiti non sentirono il bisogno di modificarne basilarmente le forme, ma le impregnarono di uno spirito nuovo ispirato a una profonda religiosità. Consci della grandezza del Divino, del suo potere assoluto e della sua attiva presenza nel mondo, essi arricchirono le precedenti concezioni religiose e, sul modello dell’amministrazione reale, organizzarono il loro pantheon secondo un ordine gerarchico che tendeva alla monarchia. In tal modo, soli fra tutti i popoli dell’antichità e assai prima dei Greci (che per questo aspetto dipesero forse da loro), edificarono un coerente sistema politeistico.
D’altra parte, l’assiduo studio del mondo e soprattutto degli astri, con la rivelazione di un ordine dell’universo di una mirabile perfezione, li rese capaci di trasferire questi nuoti dati nella sfera religiosa, cosicché essi giunsero a concepire il Divino in termini di trascendenza e il suo dominio sul mondo sotto l’aspetto di una azione eterna e universale, fondando in tal modo una vera religione scientifica nella quale la fede si arricchiva delle scoperte della ragione e la cui importanza è attestata dall’influsso esercitato sulla religione e sul pensiero ellenistico e, attraverso quest’ultimo, sulla nostra stessa civiltà.
Il tema affrontato dall’autore di questo libro è uno fra i più ardui e suggestivi che possano presentarsi agli studiosi delle religioni orientali: Jean Bottéro, notissimo specialista di assiriologia, ha saputo trattarlo con la maestria che è frutto solo della genuina competenza e della autentica passione scientifica, in una forma accessibile anche al comune lettore, che troverà in queste pagine la risposta a molti problemi che si affacciano ad ogni spirito desideroso di approfondire storicamente il cammino dell’umanità in cerca del Divino

Donald Sassoon – Sintomi morbosi: Nella nostra storia di ieri i segnali della crisi di oggi

Sintomi morbosi: Nella nostra storia di ieri i segnali della crisi di oggi di [Sassoon, Donald]

«La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.» Così scriveva Antonio Gramsci oltre ottant’anni fa nella prigione fascista di Turi. Muovendo da questa intuizione, lo storico Donald Sassoon, profondo conoscitore del nostro paese, si chiede quali sono oggi i segnali della crisi che sembra stia condannando al declino la civiltà occidentale. Dalla proliferazione di movimenti nazionalisti e sovranisti alle sempre più frequenti manifestazioni razziste e xenofobe, dalla sfiducia nei partiti tradizionali all’aumento delle diseguaglianze, l’impressione è di trovarsi in un cruciale momento di passaggio, in quell’interregno fra il tramonto del vecchio e l’affermazione del nuovo in cui si corrono i rischi maggiori di rapide regressioni. Al centro della sua analisi, la crisi che sta attraversando il Vecchio Continente: le probabilità di una sua implosione, ma anche le motivazioni e le ragioni della sempre più evidente disaffezione nei confronti di un’Europa unita che subisce attacchi da ogni fronte e viene troppo debolmente difesa da chi dovrebbe rappresentarla. Da «ebreo nato in Egitto con passaporto britannico, con studi in Francia, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti», Donald Sassoon è in una posizione peivilegiata per interpretare senza pregiudizi la moltitudine di umori, sensibilità, scelte di vari paesi, e ci offre la lezione di un grande storico capace di decifrare la complessità dell’oggi sciogliendo con maestria gli intricati fili provenienti dal nostro passato.

Eugenio Mazzarella – Il mondo nell’abisso. Heidegger e i Quaderni neri

Il mondo nell'abisso: Heidegger e i Quaderni neri di [Mazzarella, Eugenio]

Con la pubblicazione nel 2014 dei tre volumi dei Quaderni neri si è di nuovo proposta una querelle classica della vicenda di pensiero di Martin Heidegger: «Heidegger e la politica». Più precisamente: «Heidegger e il nazismo». E più ancora «Heidegger e gli ebrei». Al di là, tuttavia, della evidente operazione di marketing editoriale che ruota attorno a questa riproposizione, i Quaderni neri pongono una serie di questioni rilevanti sul rapporto tra Heidegger e il suo tempo storico e sull’ultima fase della sua riflessione filosofica. Oggetto di questo libro sono esattamente tali questioni, strettamente connesse al grande tema heideggeriano della modernità e della tecnica. Eugenio Mazzarella mostra come dopo l’esplicita adesione al nazismo, attestata chiaramente dal celebre discorso del rettorato del 1933, Heidegger avviò un vero e proprio disimpegno dalla politica e dalla realtà storica del suo tempo. Disimpegno che assume un tono sempre più apocalittico man mano che, nell’inoltrarsi negli anni Trenta, diviene sempre più chiara, per il filosofo tedesco, la deriva di mera potenza del Reich «millenario»; da contropotenza politico-spirituale alla crisi dell’Europa a mera variante del mondo moderno, del calcolo della «tecnica». Un giudizio che consegna l’intero presente – il mondo, la vita, la storia, e l’umanità che vi è coinvolta – al puro abisso di un anatema gnostico, di fronte a cui non c’è scampo se non quello di un’altra possibile storia dell’Essere a venire, sancita dalla celebre espressione: «Soltanto un dio ci può salvare». La storicità concreta, esistenziale e storica, così come si offriva in Essere e tempo, viene in tal modo completamente abbandonata.

Anatolij Kuznecov – Babij Jar

Babij Jar di [Kuznecov, Anatolij]

«Dio sia lodato, è finito questo regime di pezzenti» dice nonno Semerik, che il potere sovietico lo odiava con tutta l’anima, quando i tedeschi occupano Kiev nel settembre del 1941. «Ora si comincia a vivere». Tolik ha solo dodici anni, ma non gli ci vorrà molto per capire che le speranze del nonno sono vane. Ben presto Babij Jar, il burrone nei pressi di Kiev, diventerà la tomba della popolazione ebraica, e poi di zingari, di attivisti sovietici, di nazionalisti ucraini, dei calciatori della Dinamo che si sono rifiutati di farsi battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, di chiunque abbia rubato del pane. E mentre da Babij Jar giunge senza tregua il crepitio delle mitragliatrici, mentre gli attentati organizzati dagli agenti dell’NKVD devastano la via principale e persino la venerata cittadella-monastero, mentre cominciano le deportazioni verso la Germania, Kiev si trasforma in una città di mendicanti a caccia di cibo. Per Tolik, che aveva conosciuto la terribile fame staliniana, non potrebbe essere più chiaro: tedeschi e sovietici si stanno scontrando «come il martello e l’incudine», e in mezzo ci sono i «poveri diavoli» – e lui, in preda a un «mare di disperata angoscia animale». L’unica via d’uscita è assecondare la furibonda vitalità che lo pervade, ricorrere a ogni espediente per sopravvivere in barba a tutto, crescere. Crescere per odiare chi trasforma il mondo in una prigione, in un «frantoio per pietre», per denunciare violenze e menzogne. Anche le ultime, atroci: dopo la liberazione di Kiev, Tolik e sua madre, in quanto persone «vissute sotto l’occupazione», verranno marchiati come «merce di terza scelta» – e il massacro di Babij Jar cancellato.

Franco Moretti – Un paese lontano. Cinque lezioni sulla cultura americana

Un paese lontano: Cinque lezioni sulla cultura americana (Saggi) di [Moretti, Franco]

Cinque saggi brevi e compatti, che individuano alcuni concetti fondamentali della modernità, per riflettere criticamente sullo sviluppo planetario dell’egemonia culturale americana, accostando Whitman a Baudelaire, il western al film noir, Hemingway a Joyce, Miller a Brecht, oppure Vermeer a Hopper e Rembrandt a Warhol. Riflessioni critiche e puntuali analisi stilistiche evidenziano dissonanze, antitesi e conflitti, e compongono una sorta di breviario di educazione estetica, utile a illustrare le diverse realtà culturali e le metamorfosi delle forme artistiche all’interno di distinti contesti sociali, tra Vecchio e Nuovo mondo. Con una missione: risvegliare in ogni lettore il «senso di meraviglia per quel che la letteratura sa fare», dimostrando soprattutto che «vale la pena studiare la letteratura, e non solo leggerla per piacere».